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Benefici, motivi e come scegliere il cane per un percorso di pet therapy.

A chi fa bene entrare a contatto con un animale? Quali benefici porta una terapia con gli animali? Come posso comportarmi con il mio cane e aiutare la mia famiglia?

Il tema della pet therapy è sulla bocca di tutti i possessori di un animale. Uno dei principali motivi di primo contatto con i nostri clienti è che la persona vede nel Labrador il cane adatto a realizzare efficacemente questa terapia. E non si sbagliano.

1. Pet therapy: significato del termine

Il termine pet therapy, coniato da Boris Levinson (psichiatra), significa terapia per mezzo dell’animale. Oggi è stato ridefinito con un’espressione più moderna: Attività e Terapie Assistite con Animali (AAA/T).

Era il 1953 quando Levinson scoprì in maniera del tutto casuale che la presenza del suo cane in studio agevolava notevolmente il rapporto con i suoi piccoli pazienti.

La Storia della pet therapy

All’epoca Levinson aveva come paziente un bambino autistico sottoposto a molte cure: queste, però, non diedero alcune risposte o progressi alla sua malattia.

Un giorno, i genitori del bambino accompagnarono il figlio alla seduta psichiatrica in anticipo, rispetto all’orario prefissato. In quel momento, Levinson era talmente impegnato in un altro lavoro che fece accomodare la famiglia nel suo studio dimenticandosi di fare uscire il suo cane Jingles.

Non appena il cane vide quel bambino, la bestiola si diresse verso di lui e cominciò a leccarlo. Il piccolo non mostrò alcun timore o paura nei confronti del comportamento del cane, anzi ne fu talmente conquistato che cominciò ad accarezzarlo dolcemente.

Alla fine di quell’incontro il bambino manifestò uno dei suoi pochi desideri espressi fino a quel momento della sua vita: tornare nello studio dello psichiatra per poter giocare di nuovo con il cane.

Come spiega bene Levinson, e come scrive anche nell’articolo The dog as a co-therapist in cui utilizzò per la prima volta l’espressione pet therapy, il bambino continuò a giocare con Jingles e questo permise allo psichiatra di inserirsi nel gioco, creando così un rapporto col suo paziente.

La presenza di un animale permetteva al bambino di esprimere le proprie difficoltà in modo indiretto senza essere intimorito dal rapporto diretto con Levinson. Dopo questo evento lo psichiatra sviluppò la teoria della pet oriented child psychotherapy, basata sull’idea che il bambino si identifica frequentemente con l’animale, il quale diventa un sostegno con cui il paziente riesce a parlare più tranquillamente della sua vita e delle sue inquietudini.

In particolare constatò che prendersi cura di un animale allevia lo stato di ansia, trasmette calore affettivo, aiuta a superare lo stress e la depressione. Da quel momento numerosi studi e ricerche vennero intraprese per valutare gli effetti benefici che gli animali suscitavano nelle persone di tutte le età.

A distanza di mezzo secolo, si può certamente affermare che la pet therapy ha mantenuto le premesse originarie dimostrando, anche a livello scientifico, la validità dei benefici ottenuti dall’uomo attraverso la presenza e l’interazione con gli animali.

2. Come funziona la pet therapy

La pet therapy prevede l’utilizzo di alcuni tipi di animali domestici da presentare o affiancare all’uomo affinché questi ne possa trarre dei benefici.

In altre parole, la presenza, il contatto e l’interazione che l’uomo sviluppa con gli animali favorisce l’insorgenza di una vasta gamma di benefici volti a migliorargli la qualità della vita.

La pet therapy non è una terapia a sé stante, ma una co-terapia che affianca una terapia tradizionale in corso. Lo scopo di questa co-terapia è quello di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative, soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra collaborazione spontanea o se la terapia si presenta molto aggressiva.

3. Le figure professionali coinvolte nella pet therapy

Sono numerose e differenti le figure professionali coinvolte: medici, psichiatri, psicologi, pedagogisti, sociologi fisioterapisti, veterinari, insegnanti, educatori cinofili sono alcuni esempi significativi.

La pet therapy prevede un lavoro di gruppo all’interno del quale ogni figura spende la propria professionalità in favore del raggiungimento dell’obiettivo.

3.1 I campi d’applicazione della terapia

Le branche della pet therapy si possono dividere in due, sanitario e sociale:

  • Sanitario: comprende strutture cliniche ospedaliere; istituti di riabilitazione; case di cura psichiatriche.
  • Sociale: scuole di ogni ordine e grado; comunità di recupero di vario indirizzo; carceri; residenze per anziani ecc…

Ricerche di laboratorio hanno stabilito, senza ombra di dubbio, che la presenza e l’interazione con gli animali (cani in particolare) apporta benefici alla salute dell’uomo sia sul piano fisico che mentale e relazionale.

Per esempio: gli studi di E. Friedman sono noti in tutto il mondo per aver dimostrato scientificamente l’abbassamento della pressione sanguigna in soggetti ipertesi, monitorati mentre accarezzavano un cane. Molti altri studi scientifici hanno stabilito una innegabile correlazione riscontrata tra i benefici ottenuti dai pazienti osservati che possedevano un animale rispetto ai non possessori.

Particolare attenzione viene data alla pet therapy nel campo dell’handicap.

3.2 Tipologie di cani per la pet therapy

Attualmente esistono compiti ben definiti che alcuni cani preparati sono chiamati a svolgere:

  • cani sociali; svolgono un ruolo di presenza e di interazione con l’uomo giocando con loro, facendo compagnia. Vengono portati in visita ai pazienti, di solito una volta a settimana, negli ospedali, nelle case di riposo e in altri centri di recupero. Sono di proprietà di volontari o di educatori cinofili e devono avere una preparazione di base come la condotta al guinzaglio, lo stare seduto/terra/restare vicino. Qualità richiesta è il possesso di un’indole mite e disponibile. Nessuna discriminante per taglia, sesso e tipo di mantello.
  • cani di servizio; vengono preparati per svolgere determinate mansioni a sostegno delle persone disabili, di solito in sedia a rotelle. Questi cani sono capaci di aprire porte, portare oggetti, chiamare l’ascensore, fare la spesa; conoscono oltre 50 comandi e il loro addestramento dura all’incirca un paio d’anni. Vengono donati al disabile (come succede ai cani guida per non vedenti) il quale può usufruire di un notevole supporto sociale e beneficiare di un supporto emozionale e psicologico frutto dell’attaccamento che svilupperà nella conduzione di una vita in comune.

Generalmente i cani predisposti a questi due tipi di mansioni sono Golden e Labrador, preferiti ad altre razze per la loro disponibilità, remissività e intelligenza. Ti capita spesso di vederli al fianco di persone bisognose?

Quindi stai attento: una cosa è scegliere il cane adatto alla pet therapy e un’altra è fare pet therapy con il cane addestrato per tale obiettivo.

4. Pet therapy con i bambini

Alcune persone credono di poter aiutare il bambino o l’anziano semplicemente mettendoli in relazione con il cane, andando a comprare un cucciolo. Ma non è così che si fa pet therapy.

Il cane deve sapere, in quanto preparato ed addestrato, come comportarsi di fronte ai diversi tipi di disabilità.

Deve essere pronto ad aiutare il bambino, e non a temerlo. Ti faccio un esempio: di fronte ad un bambino autistico che potrebbe avere scatti di aggressività verso gli altri o se stesso, il cane deve essere pronto a calmarlo e non dovrà diventare l’oggetto con cui il bambino sfogherà il suo disagio, credendo che questo faccia parte del gioco.

Di fronte ad un bambino soggetto a crisi epilettiche il cane dovrà essere in grado di riconoscerle in anticipo leggendo i segnali del corpo per metterlo in sicurezza.

Io sono convinta che, se fatte bene, le attività assistite con gli animali abbiano potenzialità enormi.

5. Fare pet therapy con i Labrador

Per il cane la pet therapy è un vero lavoro impegnativo e, in alcuni casi, stressante. Quindi la scelta della razza e del soggetto giusto diventa fondamentale.

Il Labrador si presta facilmente ad attività assistite ma deve presentare un insieme di caratteristiche che vanno dalla docilità e alla resistenza psicofisica, dal piacere nell’ essere manipolato da estranei alla lucidità mentale. I pazienti vengono curati facendoli spazzolare i cani o facendoli lanciare palline.

Se il cane si stufa dopo cinque minuti il suo livello di stress sale alle stelle.

Da non sottovalutare è la relazione che si instaura tra il “conduttore” e il cane. Tra i due protagonisti ci deve essere una forte intesa tale da consentire al conduttore di interrompere la terapia quando si rende conto che il cane sta manifestando uno stress.

Viceversa, il cane deve essere in grado di comprendere il linguaggio corporeo, visivo e avere la totale fiducia nel conduttore.

E per questi motivi che l’anno scorso abbiamo deciso di donare la nostra Megan ad un grande professionista nonché caro amico Teodoro, il quale è riuscito con impegno e dedizione a realizzare un importante progetto di attività assistita con animali nel reparto oncologico pediatrico del Policlinico di Bari.

Grazie a questo tipo di lavori, oggi sono in grado di indicarti a quali professionisti puoi rivolgerti per realizzare il percorso di pet therapy da seguire.

Un punto di partenza di questa terapia è la scelta del cucciolo di Labrador all’interno della cucciolata, momento in cui il professionista valuta e stabilisce quale dei tanti può diventare il protagonista della pet therapy. Ah, se non lo sai, puoi vedere le nostre cucciolate e rimanere aggiornato gratis iscrivendoti al Servizio Avvisa Cuccioli.

RIASSUNTO

A volte nell’ambiente canino c’è molta improvvisazione e poca preparazione. E questo porta le famiglie con gravi disabilità a ritrovarsi sole, a non sapere a chi e come rivolgersi per iniziare questa terapia.

Ora sai quali sono i benefici della pet therapy e quali sono le caratteristiche del cane adatto a questa terapia.

Se hai curiosità ad approfondire questo tema e vuoi iniziare questo percorso di pet therapy, scrivimi a [email protected] così da aiutare nei vari passi da compiere insieme al tuo assistito.

Ti lascio un video in cui puoi vedere un esempio di pet therapy e il cane in azione.

Un abbraccio,

Anna

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